Il fenomeno della crescita è un fenomeno complesso e che risente di numerosi fattori:

1. GENETICI: da genitori piccoli nascono figli piccoli, da genitori medio- alti nascono figli me-dio-alti(ovviamente esistono delle eccezioni).

2. RAZZIALI: è noto a tutti che alcune etnie afroamericane, gli etiopi, i somali, per esempio , sono mediamente molto più alti rispetto ai coreani o ai giapponesi.

3. SESSUALI: cioè i diversi ormoni che il sesso maschile e femminile producono.

4. NUTRIZIONALI: pensiamo al bambino celiaco. Noi sappiamo che esistono delle forme oli-gosintomatiche che arrivano dall’endocrinologo proprio per un rallentamento o un arresto della crescita staturale oltre che ponderale. Questo testimonia che l’assorbimento dei nu-trienti è fondamentale. Una prova ulteriore è che il seguire una dieta gluten-free garantisce una crescita di recupero fenomenale: nel giro di 6-12 mesi questi bambini guadagnano 6-7 cm. E si vanno a posizionare su quello che è il loro binario di crescita, il loro potenziale ge-netico.

5. NEURONALI: importanti anche loro perché c’è un link che tra la produzione di ormoni e l’aspetto neurologico.

6. PSICOLOGICI che influenzano in positivo o in negativo la crescita e uno di questi è rappre-sentato dal fatto che i bambini maltrattati, i bambini vissuti in famiglie problematiche pos-sono avere il cosiddetto NANISMO PSICOSOCIALE.

7. MUSCOLARI

8. MECCANICI

9. ORMONALI

Sull’osso e sulla cartilagine di coniugazione agiscono in una complessa rete tutti questi fattori in-sieme. È chiaro che chi ha un deficit totale di ormone della crescita non potrà crescere necessa-riamente in maniera adeguata, ma da solo questo non basta! È dall’insieme dell’azione di più fat-tori che l’accrescimento viene definito REGOLARE.

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Questa è una Curva Della Velocità Di Crescita (la velocità di crecita si calcola in cm/anno) che per noi è uno strumento semplicissimo ma fondamentale per capire se un bambino cresce in maniera regolare o no.

La crescita staturale non è mai continua ma avvie-ne per accelerazioni e decelerazioni a denti di se-ga, per cui se noi misurassimo la statura del bam-bino giorno per giorno, settimana per settimana noi vedremmo (nonostante il fatto che più misuriamo più moltiplichiamo l’errore di misurazione) che ci sono dei periodi del mese, della stagione, dell’anno in cui la crescita accelera e dei periodi in cui rallenta. È nozione comune che d’estate si cre-sce di più di statura e d’inverno meno e questo più essere legato al fatto che d’inverno ci si ammala di più, soprattutto i bambini piccoli i cosiddetti bambini ex-linfatici (ora non si usa più questo termine), quelli che si ammalano una volta ogni 15 gior-ni, è chiaro che alla fine del periodo invernale avranno risentito sia dal punto di vista della crescita staturale e forse anche di quella ponderale. Quando andranno al mare, saranno in vacanza, man-geranno di più e saranno esposti alla luce solare cresceranno e recupereranno quello che avevano perso nel periodo precedente.

3 FASI (PERIODI) DEL PROCESSO ACCRESCITIVO POSTNATALE

La crescita prenatale(di competenza gineclogica) è caratterizzata da una curva di tipo sigmoideo per quanto riguarda il peso ed è soprattutto sotto il controllo di fattori nutrizionali, cioè quanto sangue arriva dalla mamma al feto portando nutrienti. Tra gli ormoni che influenzano la crescita prenatale è soprattutto l’INSULINA e la IGF-2.

1. Infantile Component: La prima fase è caratterizzata da una rapidissima decelerazione non lineare della velocità di crescita nei primi 3 anni di vita. Nel Primo anno di vita si ha una crescita velocissima: i bambini nascono con una lunghezza media di 47-48 cm( i macrosomi arrivano a 52-53 cm), ebbene alla fine del primo anno i bambini sani hanno guadagnato 20-25 cm. È il periodo della vita,quindi, in cui in assoluto si cresce di più; pur crescendo tanto, dal momento della nascita in poi si ha un decelerazione della velocità di crescita che tocca il minimo tra i 3 e i 4 anni.

Questa fase è sotto il controllo di:

  • fattori nutrizionali (soprattutto)

  • IGF-1

  • IGF-2(in parte)

Nella crescita postnatale prevale la IGF-1 che è l’effettore dell’azione dell’ormone della crescita (GH) che è prodotto dalle cellule somatotrope dell’adenoipofisi.

2. Childhood Component: la seconda fase è caratterizzata invece da un declino molto lento della velocità di crescita. Questa fase che dura tanto, dai 4 anni a quando si ha lo scatto di crescita prima della pubertà che è molto variabile: può essere 10-11 anni nel maschietto e un po’ prima nella femmina. E’ sotto l’influenza di :

  • GH

  • IGF-1

il GH prodotto a livello ipofisario stimola a livello epatico la produzione di IGF-1, il quale stimola i condrociti della zona di proliferazione del piatto di coniugazione. In piccola parte, però, il GH agisce direttamente sulla cartilagine di coniugazione.

  • fattori stagionali

  • fattori nutrizionali

  • malattie croniche sistemiche: Se ho un bimbo affetto da sindrome nefrosica, sia per la malattia stessa sia per il trattamento (le forme cortico-dipendenti vengono trattate con i cortisonici), il bambino sicuramente avrà una crescita molto molto scarsa. Quando il bimbo interrompe le terapia ad alti dosaggi andrà a recuperare i centimetri che ha perduto e si va’ a riposizionare sul suo binario genetico. Lo stesso vale per l’artrite reumatoide e così via. Anche i bimbi con gravi cardiopatie sia congenite che acquisite possono avere una crescita estremamente ridotta, sia per una carenza di fattori nutrizionali, perché sono bambini che mangiano poco, ma soprattutto in quelli che hanno problemi di stasi epatica, perché non viene prodotta adeguatamente la IGF-1.

3. Pubertal Component: la terza fase ha una morfologia a campana, con un apice definito picco della velocità di crescita, che nei maschi viene raggiunto circa un anno in ritardo rispetto alle femmine. Anche qui è molto variabile l ‘epoca in cui viene raggiunto il picco pu-berale sia nei maschi che nelle femmine, perché dipende da quando è iniziata la pubertà.

Mediamente una femmina inizia ad avere i primi segni della pubertà intorno ai 9-10 anni e il maschio in media un anno dopo e la pubertà si conclude dopo un periodo medio nella femmina di 2 anni e mezzo- 3 anni (tra la comparsa del bottone mammario e la comparsa del menarca). Nei maschi invece il periodo puberale dura un po’ più a lungo tra i 3 e i 4 anni ma anche questo è molto variabile, Il periodo invece della componente puberale della cre-scita è più breve: intorno ai 2-3 anni.

Questa fase è preceduta da un rallentamento talvolta molto marcato tanto che i genitori portano il bambino a visita perché magari si accorgono che nell’ultimo anno il bambino è cresciuto solo 3-4cm.

A questa fase, che non si sa bene a cosa sia dovuta, segue la fase del decollo della velocità di crescita che raggiunge un picco per poi rallentare molto velocemente fino a raggiungere la saldatura delle epifisi e quindi la statura definitiva.

Questa fase è sotto il controllo dell’azione combinata di:

  • GH, che viene prodotto in quest’epoca in maniera massimale, cioè non c’è epoca nella vita in cui viene prodotto tanto quanto in fase puberale,

  • Steroidi sessuali(estrogeni e androgeni), che contribuiscono a determinare questa crescita veloce e marcata.

Se non ci sono gli ormoni sessuali questa curva si modifica: potremmo avere lo stes-so un minimo cenno di scatto puberale ma sarà sicuramente molto più basso in termini di cm acquisiti al momento del picco perché mancano gli steroidi sessuali.

Ipogonadismi

il prototipo dell’ipogonadismo femminile è la Sindrome di Turner: è una forma di ipogonadismo ipergonadotropo in cui queste bambine a seguito della mancanza di una X vanno incontro nel 100% dei casi ad una bassa statura, per cui se non vengo-no trattate con il GH, che loro comunque hanno a livelli normali, non riescono a su-perare 1,43 m di statura. Hanno, inoltre, una disgenesia gonadica, le loro gonadi sono ridotte a delle piccole massarelle fibrotiche che non producono steroidi ses-suali.

Il prototipo dell’ipogonadismo ipergonadotropo maschile è la Sindrome di Kline-felter, molto comune con incidenza di 1/600-1/1000. I soggetti sono più alti rispetto al target genetico; non è necessario che siano oltre il metro e novanta, magari sono 1.75 m però se la mamma è 1.50 m e il padre 1.65 m è molto strano che il ragazzi-no possa arrivare a 1,75 m. Sono più alti rispetto al target genetico perché questi ragazzi, che hanno una X in più, a causa dell’ipogonadismo non saldano in tempo le cartilagini quindi hanno un periodo più lungo per crescere e assumono caratteristi-che eunucoidi per cui si allungano a dismisura gli arti inferiori e il busto rimane re-lativamente corto.

Le 3 fasi(vedi frecce)

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I FATTORI ORMONALI

impatto dei fattori ormanli sull’accrescimento staturale

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Ormoni Tiroidei: sono fattori ormonali indispensabili per una crescita normale e soprattutto ar-monica: in assenza degli ormoni tiroidei i soggetti avevano un gravissimo danno psicomotorio, il cosiddetto Cretinismo, che per fortuna non vediamo più perché ci sono i test di screening neonatali(obbligaotri per legge dagli anni ‘80) che ci permettono di fare diagnosi di ipotiroidismo già nel-le prime 2 settimane di vita. Quando vengono riconosciuti gli ipotiroidei mediante lo screening neonatale, i l laboratorio centralizzato in cui vengono effettuati questi screening richiama immediatamente il punto nascita e richiede un secondo prelievo, se viene confermato che il bambino ha un TSH molto elevato e un FT3,FT4 bassi-medi deve iniziare immediatamente la terapia sostitutiva con levotiroxina che fa normalizzare tutto.

Noi abbiamo adesso bambini ipotiroidei congeniti perché hanno l’agenesia, l’ectopia, l’ipoplasia monolaterale ecc. che sono stati individuati precocemente con lo screening, hanno iniziato la te-rapia nelle prime due settimane di vita e sono normalissimi e crescono in maniera armonica.

Una volta i bambini avevano un aspetto peculiare: erano bassi, tarchiati con gli ar-ti brevi e spesso incurvati, macrocrania relativa con bozze frontali molto evidenti.

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Nell ’ipertiroidismo è accelerata anche la crescita longitudinale e l’ossificazione en condrale, poiché gli ormoni tiroidei stimolano il metabolismo per cui in questo caso determinano il dimagrimento sia nell’adulto che nel bambino, nonostante questi mangino di più, e in termini di crescita staturale crescono di più (viceversa nell’ipotiroidismo).

Estrogeni: Sono fondamentali per ottenere nelle femmine questo scatto di crescita puberale e non solo: determinano sia nelle femmine che nei maschi la saldatura delle epifisi. La crescita avviene per opera anche degli androgeni nel maschio ma la saldatura delle epifisi e metafisi è sotto l’azione degli estrogeni che anche i maschietti producono per opera dell’enzima aromatasi che converte il testosterone in estrogeni.

Esistono casi rari di Deficit dell’aromatasi per cui il maschio non convertendo il testosterone in estrogeni continua a crescere, perché le epifisi si salderanno in epoca tardiva.

Se gli estrogeni vengono prodotti in anticipo perché c’è una Pubertà precoce, ovviamente le carti-lagini verranno stimolate precocemente, per cui vedremo una bambina a 3-4 anni che ha il seno, può avere o non avere una peluria pubica ma quello che vedremo sicuramente, se è una vera pubertà precoce, è una accelerazione straordinaria della crescita: sono bambine che crescono 8-9 cm in un anno in un’epoca in cui ne dovrebbero crescere solo 6-7 cm e non di più. Quindi nella pubertà precoce l’azione prematura degli estrogeni accelera la crescita scheletrica e causa la saldatu-ra precoce delle epifisi per cui la loro statura definitiva si avrà con 3-4 anni in anticipo.

Per contro il Ritardo puberale comporta un ritardo della crescita: sono bambine che non hanno ancora il menarca a 14-15 anni e rimangono prepuberi e crescono ad un ritmo prepubere 5-6 cm all’anno. Nell’ Ipogonadismo, come dicevamo prima a proposito del Klinefelter, la carenza di steroidi sessuali comporta una ritardata fusione epifisaria ed alta statura con aspetto eunucoide.

Androgeni: Contribuiscono allo scatto e possono determinare una stimolazione della cartilagine di coniugazione sia agendo direttamente sui condrociti sia perché in parte aumentano l’effetto del GH secondariamente alla produzione di IGF-1.

VALUTAZIONE DELLA CRESCITA

Parte fondamentale dell’ attività del pediatra. La maggior parte del lavoro del pediatra, quindi, è fatto di medicina preventiva e in questo campo la parte da leone la fa l’AUXOLOGIA, cioè sia il monitoraggio, lo studio della crescita normale sia l’individuazione di patologie ormonali o non con coinvolgimento della crescita.

La misurazione dei parametri antropometrici: peso, lunghezza, la circonferenza cranica, il BMI fan-no parte integrante della valutazione pediatrica.

Il pediatra deve fare i bilanci di salute da quando i bambini nascono: mensilmente per i primi 6 mesi, poi a cadenze più distanziate nel tempo ma il lavoro fondamentale è quello di intercettare immediatamente una potenziale alterazione della crescita sia staturale che ponderale.

Per questa valutazione abbiamo bisogno di pochissimi strumenti ma devono essere precisi e so-prattutto dobbiamo conoscere la tecnica:

La rilevazione del peso e dell’altezza deve essere fatta col bambino con le mutandine e una ma-gliettina e senza le scarpe.

 

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1. Statura In Piedi: si rileva con questo statimetro( noi abbiamo degli statimetri di ultraprecisione che si chiamano statimetri di Harpenden) che misurano la distanza tra il vertice e il calcagno di un soggetto grandicello in genere sopra i 2-3 anni, perché deve stare dritto contro questo sta-timetro che è costituito da un’asta o di legno o di metallo o direttamente al muro e da questo cursore che in genere è in legno o in plastica che scorre lungo questa asta dietro al paziente. C’è un nottolino che ci dà la misura in termini di cm e di mm.

2. In alcune condizioni ad esempio nel bambino che cresce poco o che ci portano perché la madre riferisce che nell’ultimo anno non è cresciuto per niente o sta sotto il 3°percentile.

L’armonia Dello Sviluppo e quindi vedere se c’è una armonia tra segmento superiore e

segmento inferiore e anche con l’apertura alare, perché una crescita armonica è tale per cui:

  • in epoca prepuberale: prevale sicuramente il tronco rispetto agli arti inferiori quin-di quando andiamo a fare il rapporto tra segmento superiore e segmento inferiore nel bambino prepubere è superiore all’unità, perché prevale il tronco.

  • In epoca puberale proprio perché si allungano molto gli arti questo rapporto si inverte e và al di sotto dell’unità.

Ci sono delle differenze razziali: noi vediamo tanti bambini adottati da paesi africani che hanno in epoca prepuberale un rapporto inferiore all’unità, perché magari hanno una tendenza ad essere longilinei con arti molto lunghi.

Quando noi troviamo un bambino di bassa statura con una disarmonia delle proporzioni corporee ci dobbiamo allertare perché lì sicuramente c’è una patologia. Il soggetto può essere non necessariamente basso, che per definizione sta a significare che è al di sotto del 3° percentile, ma se uno sta ad esempio al 5° percentile trovo che ha le gambe o le braccia corte quando vado a misurare la distanza tra il dito medio di una mano e dell’altra (apertura alare), mi devo porre il problema se si tratta di un soggetto con un ipotiroidismo(condizione rarissima, grazie allo screening) o con discondroplasia, la cui forma più grave è rappresentata dalla acondroplasia in cui il soggetto ha una macrocrania e gli arti supe-riori ed inferiori molto corti generalmente incurvati. Questo è l’estremo delle ipo e acondroplasie.

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C’è però una vasta gamma di soggetti fino ad arrivare al soggetto di bassa statura o normale con disarmonia, cioè pre-valenza del tronco rispetto agli arti. Dobbiamo infine tenere a mente condizioni più rare come il Deficit di shox.

3. Pesare un bambino: In ambula-torio abbiamo quella che chiamo “la bilancia del macellaio” che non và bene per niente. L’ideale, invece, per pesare un neonato o co-munque un bambino sotto i 2 anni è la bilancia a bascula. Questi strumenti sono semplici ma devono essere affidabili e tarati per lo meno una volta all’anno dal tecnico specializzato. Una volta che abbiamo misurato questo soggetto dobbiamo capire se queste misure corrispondo-no alla normalità o se sono espressione di un deficit di crescita o di un eccesso di crescita.

CURVE DI CRESCITA

Sono delle tabelle o dei grafici che derivano generalmente da studi osservazionali o trasversali, che permettono di confrontare diversi parametri del soggetto in esame con quelli di una popolazione di riferimento di cui descrivono sia le variazioni quantitative sia le variazioni temporali.

Per quanto riguarda la crescita STATURALE Abbiamo due tipologie di curve di crescita:

  • le curve della distanza

  • le curve della velocità

Se immaginiamo la crescita come un processo dinamico, come il viaggio di un treno, la curva della distanza corrisponde alla distanza percorsa, mentre quella della velocità ci indica la rapidità con cui questo percorso viene compiuto.

Sono:

  • il metodo più semplice e più diffuso per valutare lo stato di salute del singolo bambino e delle intere popolazioni. Lo stato di una popolazione noi lo possiamo cominciare anche a valutare dalle curve di crescita di quella popolazione sia per la statura che per il peso.

  • importanti se bene utilizzate perché permettono, anche al pediatra di base, di diagnostica-re precocemente scarso accrescimento o accrescimento eccessivo.

  • importanti perché permettono il monitoraggio della risposta accrescitiva, la cosiddetta cre-scita di recupero dopo interventi di tipo nutrizionale e farmacologico.

Io quando metto in terapia un bambino a cui ho fatto un test e ho dimostrato che ha il defi-cit di GH e gli do il GH, devo utilizzare delle misurazioni corrette ripetute in un tempo non in-feriore a 6 mesi (altrimenti posso moltiplicare l’errore di misurazione) e non superiore ad un anno e le devo confrontare con quelle che sono le velocità di crescita per sesso e per età per verificare che stia crescendo bene a seguito della terapia che gli do.

Le curve da utilizzare per valutare i bambini sono le Curve di riferimento Nazionale, l’utilizzo di altri riferimenti si commette un grave errore di stima. Ad esempio se si usano le curve di Tanner che sono state pubblicate nel 1966, ormai vecchissime non rispecchiano più la popolazione che è nata negli anni ’90, si rischia di sottostimare una bassa statura, perché la stessa bambina che sulla cur-va di Tanner sta al 5° percentile sulle curve italiane sta sotto il 3°.

Laddove, quindi, siano disponibili degli standards nazionali è meglio utilizzare questi.

Esiste il cosiddetto trend secolare di crescita , fenomeno che si è avuto in tutto il mondo, prima nei paese più industrializzati e adesso sta avvenendo anche nei paesi in via di sviluppo, ed è il fenomeno per cui la media dell’altezza della popolazione è incrementata con il passare del tempo, per il miglioramento delle condizioni nutrizionali e di vita.

Le Curve standard dovrebbero riflettere il tipo di crescita che è associata ai migliori outcomes di salute a breve e a lungo termine e non semplicemente fotografare la situazione.

Le Curve Osservazionali Nazionali risentono della situazione nutrizionale specifica di quel paese, per cui è possibile che quelle dei paesi industrializzati sottostimino il problema del sovrappeso, mentre quelle dei paesi in via di sviluppo sottostimino la prevalenza della malnutrizione in tutte le sue forme. Motivo per cui gli standard del peso della popolazione italiana che noi utilizziamo putroppo fotografano la situazione della popolazione infantile italiana che è tra le più obese del mondo.

Ciò vuol dire che se un bambino per es di 5 anni pesa 38 kg (che è una cifra enorme!) magari sulle curve di crescita italiane stà sempre in eccesso ma non tanto quanto lo sarebbe se io lo confrontassi con altri tipi di curve, perché la popolazione italiana è tendenzialmente molto più in sovrappeso.

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Curva Della Distanza che ci descrive com’è la statura della popolazione maschile dai 2 ai 20 anni. Ci sono varie linee che rappresenta-no i percentili, che sono una modalità grafica di esprimere la distanza o deviazione standard rispetto alla media.

Al di sotto del 3° percentile( in DS potrei di-re al di sotto delle-2DS,-2,5DS) vuol dire che mi trovo in una fascia di potenziale patologia della crescita nel senso di bassa statura; viceversa se vado al 97° percentile so che su 100 bambini della stessa età e sesso solo 3 saranno più alti ma 96 saranno più bassi, potrebbe essere un bambino con alta statura familiare e non avremo nessun problema se poi lo trovo oltre il 97° percentile mi devo porre il problema se c’è una causa patologi-ca di alta statura.

Dobbiamo utilizzare, quindi, gli standard nazionali in maniera critica, cioè sapere quali sono i dati che ci può fornire quella curva di crescita.

STANDARD

Gli standard devono essere periodicamente aggiornati ogni 10-15 anni, perché nel frattempo per il trend secolare di crescita le curve potrebbero non andare più bene. E’ importante un uso critico e consapevole delle curve, tenendo conto della loro derivazione geografica, dell’epoca in cui sono state elaborate, del tipo di popolazione studiata (anche se di censo basso, o medio-alto) e del metodo di rilevazione dei dati antropometrici (studi longitudinali, cioè prendo ad esempio 1000 sog-getti e li misuro una volta l’anno dalla nascita al raggiungimento della statura definitiva, sono studi costosissimi, lunghissimi quindi difficilmente applicabili. Gli studi trasversali o osservazionali invece consistono nel prendere ad es 1000 soggetti di 1 anno, 1000 soggetti di 2 anni e così via e nel valutarne i vari parametri auxologici e si ottengono delle curve un pochino diverse. Gli studi misti sono quelli che accorpano gli studi longitudinali con quelli trasversali utilizzando delle formule ma-tematiche.)

VELOCITÀ DI CRESCITA

Per un pediatra, un endocrinologo, un auxologo il dato più importante quando abbiamo di fronte un soggetto non è solo la rilevazione puntuale della statura, del peso o delle sue proporzioni corporee ma è il dato della continuità, della armonia della crescita, quindi la velocità di crescita, è per noi il parametro più specifico per dire se un soggetto sta crescendo regolarmente o no.

Il dato di velocità di crescita lo andiamo a plottare sulle curve della velocità di crescita. La velocità di crescita staturale si calcola facendo la differenza tra un dato e l’altro; inserendolo nelle curve si forma un trattino orizzontale tracciato tra la penultima e l’ultima misurazione della velocità di cre-scita. In questo modo vado a vedere a quale percentile corrisponde la velocità di crescita del soggetto.

Abbiamo detto che la crescita è a dente di sega, và su e giù essendoci accelerazioni e decelerazioni, ecco perché dobbiamo fare misurazioni ad intervalli di 6-12 mesi per avere dati affidabili. Quando dobbiamo iniziare un work up diagnostico per un bambino che ha una bassa statura o che cresce ad un ritmo basso noi ci dobbiamo concedere un tempo, sempre che il bimbo non sia in prossimità della pubertà, di almeno 12 mesi altrimenti io rischio che se lo becco ad esempio alla fine dell’inverno nel periodo della decelerazione, ho l’impressione che sia cresciuto poco e inizio a fargli degli esami come la rx del polso e mano, screening ecc… quando lui da solo nei successivi 6 mesi ha una crescita di recupero.

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CURVE DI CRESCITA WHO

Sono state pubblicate nel 2006 le curve di crescita dell’OMS per i bambini da 0 a 5 anni, per quanto riguarda il peso, la lunghezza, la circonferenza cranica e il BMI, e queste rappresentano le curve ideali a cui fare riferimento per la crescita dei bambini fino ai 5 anni di vita, perché sono state costruite sulla base del presupposto che il bambino allattato al seno, se non va incontro ad alcuna patologia, è il bambino che ha una a crescita ideale, rispetto a quello allattato artificialmente. L’ipotesi era che tutti i bambini hanno le stesse potenzialità di crescita, indipendentemente dall’etnia e dall’origine, se sono allevati in un ambiente sano e se ricevono un’adeguata alimentazione. L’ipotesi è stata confermata da uno studio multicentrico che ha coinvolto moltissimi lattanti di età inferiore ai 24 mesi, in cui si è visto che la lunghezza media di questi bambini è virtualmente identica in tutti i paesi partecipanti. Sono stati inclusi 8500 lattanti selezionati in base allo stato socioeconomico e sanitario, all’altitudine, alla possibilità di accesso all’acqua, sono stati allattati quasi tutti al seno. Questi studi mettono in evidenza che c’è una differente crescita tra i bambini allattati al seno e quelli allattati artificialmente: i bambini allattati al seno nei primi tre mesi crescono ad un ritmo molto più rapido in peso ma anche in altezza rispetto ai bambini allattati artificialmente, dopo i tre mesi invece que-sta situazione si inverte: il bambino allattato artificialmente cresce molto di più di peso rispetto al bambino allattato al seno, e questo pone anche le basi per lo sviluppo di un eventuale eccesso ponderale o di una franca obesità nei bambini allattati artificialmente.

Nei primi tre mesi la crescita è massimale, guadagnano 170-190 fino anche a 200 gr a settimana, nei tre mesi successivi (dall’inizio del 4° mese alla fine del 6° mese) la velocità di crescita ponderale diminuisce, e ancora di più diminuisce nel 3° e nel 4° trimestre, altrimenti arriverebbero tutti i lattanti a pesare, ad 1 anno, 20-25 kg, se si crescesse allo stesso ritmo dei primi tre mesi. Questo per dire che quando noi valutiamo un bambino che cresce troppo poco o che cresce troppo, un elemento fondamentale da chiedere alla mamma è che tipo di alimentazione ha fatto prevalentemente, se è stato esclusivamente allattato al seno, se ha avuto un’alimentazione mista, o se ha assunto fin dalla nascita latte artificiale, perché questo, certo non da solo ma la dove c’è una familiarità per obesità, può condizionare lo sviluppo di un eccesso ponderale.

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Parliamo di lunghezza più che di altezza perché giustamente nei primi due mesi l’altezza la misu-riamo supina, misuriamo la lunghezza vertice-calcagno.

CURVE DI CRESCITA CDC 2000

Descrivono la crescita di bambini americani di varie etnie (prevalentemente allattati con latte arti-ficiale) in un periodo di circa 30 anni (1963-1994).

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Vi accenno a queste curve di crescita perché purtroppo le ho viste pubblicate sul vademecum, non so se le hanno tolte nella seconda edizione. Le curve di crescita del CDC di Atlanta sono curve nazionali costruite su popolazioni del Nord America (Stati Uniti e Canada), pubblicate nel 2000, il che significa che la popolazione che hanno misurato era una popolazione nata tra gli anni 70 e la metà degli anni 80, ci sono trenta anni di mezzo, quindi sono comunque delle curve ormai obsolete, per giunta riferibili ad altri tipi di popolazioni e quindi non vanno utilizzate per la popolazione Italiana.

Addirittura anche l’accademia americana di pediatria raccomanda, insieme con l’OMS, di utilizzare negli Stati Uniti e in Canada le curve di crescita pubblicate dall’OMS nel 2006 i cui cut-off sono stati fissati al 3° percentile con limite inferiore che fa da spartiacque tra basse stature o sottopeso pato-logico, e al 97° percentile, più o meno le 2 DS.

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