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Definizione

L’imaging pesato in suscettività magnetica, o susceptibility weighted imaging (SWI), è una tecnica di imaging a risonanza magnetica che permette di ottenere un contrasto unico nel suo genere, che non dipende strettamente dai tempi di rilassamento T1, T2 o dalla densità protonica dei tessuti, ma dalle differenti caratteristiche magnetiche degli stessi. Il contrasto nelle immagini ottenute mediante l’utilizzo di sequenze pesate in suscettività magnetica deriva principalmente dall’utilizzo delle informazioni di fase, che rimangono inutilizzate nella quasi totalità delle altre tecniche di imaging a risonanza magnetica, per la ricostruzione delle immagini. L’imaging SWI permette quindi di esaltare il contrasto di sostanze aventi differente suscettività magnetica rispetto al background tissutale circostante. Tra queste sostanze vi sono il sangue deossigenato, i prodotti di degradazione del sangue e i depositi di calcio. Ciò significa che l’imaging SWI può risultare fondamentale in particolar modo in ambito neuroradiologico, per la sua elevata sensibilità nel rivelare emorragie, più o meno estese, microsanguinamenti, malformazioni vascolari, in particolare quelle a carattere venoso, e depositi di calcio. Fino a tempi piuttosto recenti, le informazioni di fase ricavate dal segnale erano scartate come non utili nell’ambito dell’imaging RM, se si eccettuano la quantificazione del flusso nei grossi vasi, e si utilizzavano soltanto le informazioni di ampiezza per costruire le immagini. Tuttavia, le informazioni di fase sono ricche di informazioni anche sulle disomogeneità di campo magnetico causate dalle differenze di suscettività tra i tessuti, che contribuiscono ad accelerare i fenomeni di perdita di coerenza di fase responsabili del rilassamento trasversale.

Alcune RM:

  • La Suscettibilità Pesata di Immagini (SWI): tecnica che permette di identificare microemorragie di ogni natura nel tessuto cerebrale.
  • La Risonanza Magnetica Perfusionale (PWI): tecnica che permette di valutare la permeabilità dei vasi, la quale aumenta di molto nei cavernomi.
  • La Risonanza Magnetica accoppiata alla Spettroscopia Protonica (H-MRS): tecnica di misurazione quantitativa del danno a livello neuronale. Identifica la presenza di anomalie metaboliche nell’angioma cavernoso.
  • L’Imaging con Tensore di Diffusione (DTI): tecnica che identifica anomalie strutturali nella materia bianca; questa valutazione può fornire importanti informazioni ai neurochirurghi in vista di un intervento.
  • La Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI): tecnica che valuta aree cognitive e motorie. Può essere raccomandata per effettuare una valutazione preoperatoria.
  • Come ulteriore informazione per il chirurgo può essere utile uno Studio Volumetrico Sagittale (noto anche come Fast Spoiled Gradient Echo o FSPGR).

LA SUSCETTIVITÀ MAGNETICA

In fisica, la suscettività magnetica di un materiale è una costante di proporzionalità adimensionale che quantifica il grado di polarizzazione magnetica (magnetizzazione) del materiale in seguito all’applicazione di un campo magnetico.

La suscettività magnetica è la capacità di una sostanza di indurre una variazione del campo magnetico locale in presenza di un campo magnetico esterno. Sostanze paramagnetici e diamagnetici sono entrambi responsabili dei fenomeni di suscettibilità: una sostanza diamagnetica creando un campo magnetico inverso e a bassa intensità (suscettibilità negativa), una sostanza paramagnetica creando un campo nella stessa direzione e con intensità superiore (suscettibilità positiva).

La fase del vettore di magnetizzazione viene modificata dalle sostanze paramagnetiche e diamagnetiche inducendo una fase rispettivamente positiva e negativa. Le principali sostanze paramagnetiche presenti nel corpo sono deossiemoglobina, metaemoglobina, emosiderina e ferritina.

L’ossiemoglobina e calcificazioni si comportano come dipoli diamagnetico.